IL MOTIVO PER CUI NON DIMAGRISCI…

Perché se facciamo una dieta non dimagriamo? E perché se ci riusciamo, poi, riacquistiamo il peso perso con l’aggiunta degli interessi? Qui espongo ogni problema senza filtri.

Biting-laptop-793x581Il primo fattore ad incidere sul fallimento è di certo psicologico, perché nell’agio del nostro tempo ci sembra impossibile non mangiare quando ve ne è la possibilità. La prima cosa che va calcolata, quindi, è lo stress che deriva da una condizione ipocalorica, ovvero il fattore mentale della dieta. La maggioranza cede per “appagare” le proprie carenze, siano esse frustrazioni psicologiche, vessazioni sul lavoro o inadeguatezze affettive, appagando il proprio io con il cibo. In una ricerca di David Rogerson, svolta nel 2016 per la Sheffield Hallam University, ha analizzato come percepiscono le diete vari tipi di persone, per studiare un metodo per ridurre lo stress che ne deriva. I partecipanti a tale ricerca hanno enunciato ogni singolo problema o agevolazione nel loro percorso di dimagrimento, ed in particolare fra i problemi sono spiccati il pensiero univoco, la pressione sociale e l’ossessione per il peso piuttosto che per la condizione reale a livello di massa grassa. Si, perché in troppi si concentrano solo sul peso, ma solitamente non si vuole una semplice “perdita di peso”, bensì una perdita di grasso, e quindi un miglioramento della condizione fisica a livello atletico. Focalizzarsi sui chilogrammi persi, quindi, è inutile perché questi sono per la maggior parte liquidi e zuccheri persi o impiegati in vari processi, non grasso effettivamente perso! Fra le agevolazioni al dimagrimento, invece, sono insorti soprattutto la consapevolezza, l’esercizio fisico, la struttura, la forma mentis predisposta al cambiamento, il supporto esterno e l’autocontrollo. Lyle McDonald,stress-word-blurr ideatore della dieta flessibile IIFYM (If It Fix Your Macros), da sempre sostiene che non ci si può aspettare l’assoluta precisione e rigidità nelle abitudini alimentari, perché il problema delle diete dimagranti classiche è che non permettono flessibilità, obbligandoti a mangiare sempre i soliti cinque alimenti a ripetizione, fino allo sfinimento, creando quindi un desiderio nelle persone sempre maggiore, sempre più bramoso verso i cibi che non possono tassativamente mangiare. Questo desiderio arriva a consumare letteralmente il soggetto in questione, e quindi a fallare il piano alimentare ad opera del fattore psicologico. Tale “fallimento” alimentare avvenuto nel momento dell’assunzione di questo cibo appagante tende a creare una frustrazione psicologica che porta ad un disagio ancora maggiore, vincolandoci proprio ad un senso di fallimento ed inadeguatezza che ci abbatte, ulteriormente, a livello morale. ed i dati sul compimento con successo delle diete non aiutano certo!

original-0bbe7ef6images-bellezza-beauty-dieta-dimagrante-veloce-17544753-1-ita-it-dieta-dimagrante-veloce-jpgIl 35 % soltanto di chi attua una dieta dimagrante riesce a concluderla con successo, di questi il 95 % riacquistano tutto il peso perso, e di questa percentuale un range variabile fra il 30 ed il 50 % ne acquisisce anche di più. Dati scioccanti, ma veritieri sull’approccio tradizionale al dimagrimento. Chi di noi non ha mai tentato una dieta e fallito? Chi non ha riacquistato i chili persi? Chi non ha buttato su qualche chilo in più?

Se non si è in grado di mangiare come in dieta ipo o normo calorica una volta raggiunto l’obiettivo prefissato, i risultati non rimarranno, e questo sono in pochissimi a spiegarlo. E qui sta la pecca della maggioranza dei regimi alimentari utilizzati per perdere peso, ovvero la mancanza di flessibilità che porta allo stress psicologico nonché al bisogno fisico in seguito di quel cibo che conosciamo e che tanto bramiamo. In parole povere, tali diete non sono attuabili sul lungo periodo, perché obbligano a prendersi una pausa proprio da esse che la gente non riesce a gestire. Per poter mantenere i risultati di una dieta nel tempo occorre fare solo una cosa: dare alla dieta stessa una giusta flessibilità! Non dobbiamo confondere però la IIFYM con al dieta flessibile. Quella è stata la prima forma di dieta flessibile che ha ottenuto un riconoscimento su ampia scala, causando poi anche l’ascesa di App, diari alimentari e calcolatori basati su quei principi, ma la flessibilità non si limita solo alla selezione degli alimenti come fa questo regime, ma all’applicazione della dieta stessa.

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A mio parere la dieta flessibile è un’ottima opzione per perdere peso, basta solo che si capisca come gestire e come agiscono chilocalorie, bilancio energetico e Macronutrienti di un qualsiasi piano alimentare. Occorre cancellare ogni preconcetto sul cibo, e tenere a mente che non esistono cibi “buoni” o “cattivi”, ma semplicemente alimenti maggiormente funzionali ed efficaci per raggiungere o meno il nostro obiettivo. Alcuni esperti consigliano di aprire la mente anziché chiuderla, e quindi di smettere di pensare “non posso TASSATIVAMENTE mangiare questo alimento“, ma cominciare a pensare di mangiare almeno tot alimenti. È soltanto un semplice cambio di prospettiva, ma riflettendo l’impatto che ha la frase nella nostra testa “non devo ASSOLUTAMENTE mangiare quel dolce“, al contrario di “devo mangiare almeno tot porzioni di frutta e verdura con i valori che ho a mia disposizione“; sono concetti opposti, ma che riconducono allo stesso ed unico punto, ovvero la differenza di impatto psicologico fra i due approcci alla dieta. Mentre il primo è limitativo e ci da una visione negativa dell’insieme il secondo, al contrario, ci pone solo la condizione salubre, non limitando possibilità future già dalla pianificazione. Questo rientra nella definizione di dieta24176958_258627508000117_3381490107238327558_n inclusiva fornita da Alan Aragon, ovvero di ripartire il proprio introito calorico in un buon 70 % derivante da cibi integrali e minimamente processati di cui amiamo il sapore, un altro 10 % da cibi integrali e sempre minimamente processati di cui ci è indifferente il sapore, ancora un 10 % di cibi semi spazzatura di cui amiamo il sapore ed il restante 10 % di puro cibo spazzatura di cui amiamo il sapore. E la chiave di svolta sta proprio qui, ovvero cibi di cui amiamo il sapore! Non siamo vincolati da alcuna selezione degli alimenti, non abbiamo limitazioni, ed ovviamente tante meno calorie avremo a disposizione e tanto meno sarà il cibo spazzatura che avremo a disposizione, ma comunque presente la fonte di appagamento alimentare! Ultimo parametro che compone una dieta flessibile ed intuitiva, poi, è il bilancio energetico. Ci fissiamo troppo su quante calorie e Macronutrienti assunti oggi, senza pensare al medio – lungo periodo. Il bilancio calorico giornaliero è solo la punta dell’iceberg, in quanto durante anche solo un ciclo settimanale saremo soggetti ad un altalenare continuo di deficit e surplus energetico, dato che esso è presente anche all’interno di una giornata stessa, figurarsi in una settimana. Dobbiamo smettere di pensare ad “oggi” ed espandere il bilanciamento alla settimana intera almeno. In questo modo se un giorno non riusciamo a rispettare la dieta non penseremo di aver fallito e che tutto sia inutile, ma solo che domani e nei giorni successivi dovremo compensare quanto accaduto per bilanciare la settimana stessa, non più la giornata. Questo ridurrà di molto lo stress percepito, rendendo semplice e sempre attuabile il nostro piano alimentare. Questo stratagemma, chiamato prestito calorico, ovviamente non deve essere utilizzato ogni settimana, ma sporadicamente, permettendo una flessibilità massima alla dieta addirittura preparandosi preventivamente al “cheat” o sgarro che andremo a fare, gravando meno sui giorni successivi.

Un atleta sotto gara, ed ovviamente parlo di ogni atleta, avrà un regime calorico e selettivo molto alto ed è normale, creando situazioni di stress, ma se non siamo atleti sotto gara possiamo tranquillamente basare la nostra dieta su questi regimi flessibili ottenendo ottimi risultati, a patto che vengano abbinati ad un unico altro parametro: Kettlebell Workoutovvero allenamento di qualità. Occorre un piano di lavoro strutturato per due fattori fondamentali, ovvero un alto impatto metabolico ed una migliore gestione dei sistemi energetici. Perché per perdere peso basta mangiare di meno, ma per perdere grasso occorre attuare una vera e propria strategia. Oltre a quanto detto sopra a livello alimentare occorre anche intraprendere un corretto lavoro sul piano fisico, in modo tale da aumentare il range calorico a nostra disposizione, migliorare la condizione fisica del nostro corpo a livello di composizione ed aumentare il livello dei consumi energetici in modo da consumare calorie e grassi anche a riposo, e questo lo si ottiene solo grazie all’allenamento. Tale allenamento dovrà essere in primo luogo a livello cardiovascolare, quindi se siete alle prime armi dovrete dedicare almeno uno o due giorni ad una sana attività di Cardio Training, programmata a dovere in modo da condizionarvi ad ossidare zuccheri e grassi in modo sublime. Poi dovrete pensare anche ai processi metabolici, quindi a creare spaccature profonde nei muscoli così da obbligare il corpo a ripararli creando due fattori importanti: il primo è il maggiore consumo calorico dovuto all’attività, ed il secondo una migliore composizione corporea, favorendo la massa magra ed ossidando quella grassa. In fine la giusta struttura di allenamento bilanciandolo con alimentazione e riposo, così da impiegare i giusti nutrienti al momento giusto per i processi di composizione corporea o di reintegro, al fine di migliorare anche l’assimilazione di ciò che mangiamo. La frequentazione di corsi o attività sportive, in questo caso, aiuta non poco, perché con obiettivi comuni ad altre persone vicine a noi ci si supporta e sprona a vicenda.

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Il discorso è lungo e complesso, e spesso e volentieri si lascia perdere solo perché ci sembra troppo complicato per noi, e se lo è, e quindi siamo consci di non disporre delle capacità per gestire tale situazione, faremmo meglio ad essere coerenti con noi stessi ed assumere qualcuno che pensi a questo per noi, come un tag team fra nutrizionista ed allenatore.

Riassumendo, per una corretta dieta dimagrante occorre:

  1. RENDERE LA DIETA SOSTENIBILE
  2. FLESSIBILITÀ ALIMENTARE NELLA SELEZIONE
  3. COMPRENSIONE DEI CONCETTI DI BASE DI ALIMENTAZIONE E NUTRIZIONE
  4. APPLICAZIONE DI UNA MENTALITÀ INCLUSIVA
  5. GESTIONE SUL MEDIO E LUNGO TERMINE
  6. PIANIFICAZIONE DI ALLENAMENTI COSTRUTTIVI

Se non disponete o non riuscite a gestire questi elementi, purtroppo per voi dovete farvi assolutamente aiutare da qualcuno che vi gestisca un piano alimentare, uno di lavoro, e vi controlli costantemente.

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